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Chios Antica

 
Coppia di anfore

Nel 1000 a.C. circa i primi Greci, gli Ioni della Boezia, Attica e Peloponneso orientale, colonizzarono lentamente le isole di Chios e Samos e 10 città dell’Asia Minore, fondando così la Dodecapolis Ionica. Il suo centro era costituito dal santuario di Panionion, vicino a Mykale e dopo il sinodo religioso divenne un Koinon (federazione di Stati). Gli Ioni si sparpagliarono velocemente sull’isola e tra gli insediamenti menzionati dalle fonti letterarie, nel nord e nel sud di Chios, ci sono i seguenti: Kardamyle, Kavkas, Koila, Volissos, Notion, Phana, Poseidon e Lefkonion. Chios fiorì e divenne un’importante potenza navale, le sue monete vennero rinvenute in vari punti del Mediterraneo e l’isola, oltre che il rinimato mastice, commerciava vino, il famoso Ariousios Oinos, uno dei piω cari dell’antica Grecia.

Vasellame decorato
Nel VI secolo a.C. Chios era una delle città più grandi e popolose dell’area, si stimavano 60-80.000 abitanti, schiavi esclusi. Durante i primi anni del periodo ionico la forma di governo scelta fu quella monarchica (alcuni nomi di re rimangono infatti nella tradizione, Ettore, Hippoclos ecc.) e nell’acropoli di Chios venne costruito un Megaron (Palazzo) che fece probabilmente da residenza al sovrano. Le informazioni ricavate dalle iscrizioni risalenti al VI secolo a.C. legate alle istituzioni politiche descrivono la forma di governo come un’oligarchia moderata o una democrazia ai primi stadi; per la prima volta nella civiltà ellenica venne utilizzata la parola “parlamento”. Esso comprendeva due consigli, uno democratico con rappresentanti eletti tra i membri di ogni tribù (phyle) e uno aristocratico con membri selezionati. Forse fin dalla metà del VII secolo a.C. gli abitanti di Chios avevano dato vita ad una tipica forma di città-stato greca che godeva di stabilità politica, ricchezza e prosperità.
 
Brocche decorate
La divinità protettrice di Chios era Zeus Pelinnaios, adorato nella maggior parte dei santuari sul monte Pelinnaios, che secondo un’iscrizione era affidato alla famiglia Klytidoi. La dea ufficiale era Atena Polias, a cui era stato dedicato un tempio nella città di Chios; mentre il santuario di Apollo a Phana era uno dei più famosi dell’antichità. Il periodo di prosperità terminò nel 493 a.C., quando l’isola venne conquistata dai Persiani e soffrì un tremendo tracollo; Erodoto narra infatti che “essi marciarono attraverso l’isola intera, dando la caccia ad ogni uomo”. Bruciarono santuari, distrussero vigneti e mandarono al loro sovrano moltissimi schiavi.
 
Vaso in argilla
Dopo la battaglia di Mykale (479 a.C.) gli abitanti di Chios si ribellarono e guadagnarono l’indipendenza, per poi annettersi alle Lega Ateniese. Seguirono 50 anni di pace e sviluppo, interrotti dalla Guerra del Peloponneso, durante la quale Chios attraversò un periodo di grande instabilità politica, fino alla conquista di Alessandro Magno. Nel 332 a.C. il condottiero ordinò la restaurazione del corpo politico democratico, la stesura di nuove leggi e l’emendamento di quelle già esistenti, che dovevano prima essere approvate da lui stesso; impose inoltre l’aggiunta di 20 triremi alla flotta e l’insediamento sull’isola di una guarnigione macedone, riducendo l’autorità della città-stato a sola apparenza. Dopo la morte di Alessandro Magno, Chios divenne parte integrante del regno di Macedonia, passò poi sotto l’influenza di Tolomeo I il Selefkides e quindi dei re di Pergamon.
 
Monete

Quando i Romani arrivarono in Grecia, gli abitanti di Chios strinsero con loro alleanza e li aiutarono a sconfiggere i Selefkides di Siria (190 a.C.), ottenendo diversi privilegi. Durante il periodo in cui fu sotto il dominio dell’Impero, l’isola fu visitata da Tiberio e Nerone; in molte iscrizioni si legge la gratitudine per i governatori e benefattori. I Romani si appropriarono però lentamente dei capolavori di Chios e i catastrofici terremoti seguenti contribuirono alla distruzione della civiltà. Infine nel 70 d.C. Vespasiano revocò l’autonomia di Chios e iniziò il declino economico che culminò verso la fine del I secolo d.C., nonostante alcune attività continuassero ad essere produttive, come ad esempio il commercio del vino.